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Storia Salisburgo

La città è situata sulle rive del fiume Salzach ai confini settentrionali delle Alpi. Il massiccio alpino più vicino, l’Untersberg (1972 m), è a pochi km dal centro cittadino di Salisburgo. Il centro cittadino, chiamato la “Città Vecchia”, è dominato dalle torri e dalle cupole barocche delle chiese e dai fastosi palazzi, progettati da architetti anche italiani su commissione di alcuni principi-vescovi nel XVII secolo. Salisburgo è circondata, da due piccole montagne, il Kapuzinerberg e il Mönchsberg. Su quest’ultima è stata costruita un’imponente fortezza (Hohensalzburg) in pietra bianca, cinta da grossi bastioni. Questa fortezza, in cui si rifugiavano i vescovi in tempi di pericolo, per lungo tempo è risultata inraggiungibile. Oggi vi si può accedere a piedi o mediante una funicolare.

Lo splendore culturale e artistico di Salisburgo si deve in buona parte agli interessi dei vescovi principi che ressero le sorti cittadine tra il XVI e il XVII secolo. Il primo di essi fu il vescovo principe Wolf Dietrich von Raitenau, che molto fece per l’arte e ben poco per la fede, tanto da essere malvisto a Roma negli ambienti vaticani. Molto che include l’ordine di appiccare due incendi che provvidenzialmente distrussero alcune zone della città lasciando campo libero alla costruzione del Duomo e della Residenz, il fastoso palazzo vescovile.
Figlio di una Medici, il vescovo era cresciuto tra Roma e Pavia e il suo passatempo preferito era disegnare paesaggi e architetture italiane: appena salito al potere ecco quindi la grande richiesta di orafi, artigiani, scultori ed architetti italiani che arrivarono in questa città e la cosparsero di cantieri. Per la sua preferita (Salomè Von Alt, dalla quale ebbe 12 figli) il vescovo ordinò la costruzione dello splendido castello di Mirabell appena fuori Salisburgo. Von Raitenau fu fermato da Massimiliano di Baviera, con l’appoggio del papa, processato per eresia e condannato al rogo.
Salito al potere il nipote di Von Raitenau, il vescovo principe Markus Sitticus von Hohenems continuò nell’opera iniziata dallo zio, incaricando Santino Solari di completare il duomo e facendosi committente di una reggia extraurbana, l’Hellbrunn (Fontechiara), circondata da splendidi giardini all’italiana, fontane, giochi d’acqua e uno zoo, ancora oggi attivo e molto visitato.
Tornando alla Città Vecchia, è particolarmente interessante osservare come essa presenti il suo carattere gotico contemporaneamente allo splendente barocco di chiara ispirazione italiana. La cattedrale cittadina (Salzburger Dom) è l’esempio più fulgido: di origini romaniche (terminata nel 744) fu distrutta da un incendio nel XVI secolo, ricostruita in 14 anni, dal 1614 al 1628 da Vincenzo Scamozzi e dal già citato Solari e affrescata dal religioso pittore dei Servi di Maria Donato Arsenio Mascagni.

La zona dove sorge Salisburgo fu abitata sin dal  Neolitico, con piccoli insediamenti umani. Le origini della città attuale risalgono a comunità celtiche che intorno al 15 a.C. vennero riunite dai romani in un unico insediamento sotto il nome di Iuvavum. Vista l’importanza svolta nella provincia romana di Norico, il piccolo insediamento venne dichiarato municipio nel 45 d.C., ma alla fine dell’Impero esso venne abbandonato e lasciato in rovina. Nulla si seppe delle sorti di Iuvavum fino al V secolo d.C., periodo nel quale diverse testimonianze storiche documentano dell’esistenza di un Monastero entro i confini della sua area.

Fu solo dalla fine IX secolo che troviamo le origini certe dell’attuale Salisburgo: è infatti grazie alle opere di urbanizzazione da parte di San Ruperto, il quale ricevette l’area in donazione dal Duca di Bavaria, che si diede inizio allo sviluppo demografico e sociale dell’antica Iuvavum. Ruperto divenne ben presto il vescovo del nuovo insediamento, divenendo successivamente il santo patrono della città. I secoli successivi furono segnati da grandi fermenti, soprattutto militari; nel 1077 venne infatti iniziata la costruzione della fortezza Festung Hohensalzburg, il bianco castello che oggi si erge sulla cima della collina di Salisburgo e che un tempo segnava il confine dell’antico insediamento urbano.

Dopo circa un secolo, Salisburgo fu soggetta a diverse dispute amministrative e di potere, le quali videro in conflitto la sede vescovile e il potente imperatore Barbarossa e che, successivamente, portarono alla distruzione di parte della città. Oltre a questi funesti eventi, nel XIV secolo la peste portò nuovo sconforto, uccidendo circa 1/3 della popolazione della città. Nello stesso secolo, la città si rese indipendente dalla Bavaria divenendo parte  del Sacro Romano Impero Tedesco. A parte alcune sommosse di carattere sociale scatenatesi al termine del XV secolo e l’espulsione della comunità ebraiche oltre i confini della città, l’evento di maggiore rilievo in questo periodo fu la cosiddetta ‘Bauernkriege’ la Guerra dei Contadini; in questo periodo la fortezza fu presa d’assalto per ben 3 mesi (1525) prima che la rivolta terminasse.

I secoli XVII e XVIII segnarono l’inizio dell’Età dell’Oro per la piccola Salisburgo: il principe Vescovo Wolf Dietrich von Raitenau, Markus Sittikus e Paris Lodron, usarono le loro ricchezze (ricavate dallo sviluppo commerciale dei giacimenti di sale) per trasformare Salisburgo in una delle città più importanti d’Europa. Vennero costruiti splendidi palazzi, imponenti chiese e giardini decorati secondo i canoni più eleganti del secolo.

Nel 1731 è importante citare l’attuazione della ‘Emigrationspatent’ attraverso la quale si obbligavano coloro che erano di fede protestante alla conversione alla fede cattolica, pena l’espulsione; fu così che i protestanti di Salisburgo (residenti legittimi costretti all’esilio) furono oltre  21.000.

Nel 1756 nacque a Salisburgo il grande Wolfgang Amadeus Mozart, il cittadino più illustre nella storia della città. Bambino prodigio, conteso dalla nobiltà per il suo genio artistico, invidiato negli ambienti musicali più blasonati. La sua musica risuona in ogni angolo della città, specialmente in estate e nel periodo natalizio le note si diffondono nell’aria da tutti gli angoli.

Agli inizi del XIX secolo, nel corso delle guerre napoleoniche, la diocesi vescovile perse i propri poteri secolari, così che Salisburgo divenne parte di diverse province per poi ritrovarsi infine sotto l’Impero Austriaco. Alla fine dello stesso secolo vennero abbattute le vecchie fortificazioni, venne costruita la linea ferroviaria e la stazione ed edificati nuovi quartieri urbani. Questo fu un periodo nel quale la città sviluppò quella caratteristica architettura neoclassica tipica e maestosa dell’Impero Austro-Ungarico.

Gli inizi del XX secolo, al termine della I Guerra Mondiale, videro la città diventare in voga e esercitare un grande fascino presso la nobiltà e gli intellettuali viennesi e tedeschi; a tale nuova moda, ricordiamolo, contribuì il Festival musicale di Salisburgo, fondato nel 1920. Il fondatore del Festival di Salisburgo, Max Reinhardt, che è stato il più grande regista teatrale del ‘900 a suo tempo diceva: “Tutta questa città è un palcoscenico.” Alla tenacia organizzativa di Reinhardt si deve la realizzazione di un progetto ambizioso in cui fossero rappresentati e partecipassero uomini di ogni ceto e provenienza culturale, all’insegna dell’arte e della fratellanza, ferita dalla guerra.

Durante la II Guerra Mondiale, mentre tutta l’Austria veniva conquistata e governata dalla Germania Nazista, Salisburgo diventava testimone di atrocità contro gli ebrei e altre minoranze etniche. Il 46% della città venne distrutta dai bombardamenti prima di essere occupata dalle truppe alleate. Attraverso gli aiuti economici del Piano Marshall, la città rinacque sia economicamente che culturalmente. Oggi è uno dei luoghi, con merito,  più visitati d’Europa, con un’intensa vita sociale e culturale e un centro storico signorile e aperto alla modernità.

Nel 1921 vinsero i NO al referendum sull’annessione alla Germania. Nel giorno 13 marzo 1938 Salisburgo vede l’ingresso delle truppe tedesche, in seguito alla scelta di Adolf Hitler di annettere l’Austria al territorio tedesco. È l’Anschluss, e l’inizio degli anni più cupi della città barocca. Il 10 aprile 1938 è uno dei giorni più bui della storia moderna salisburghese: referendum sull’annessione forzata alla Germania, rogo dei libri sulla piazza della Residenza; arresto dei cittadini ebrei e degli oppositori politici; distruzione della sinagoga. Nel 1942 si ha l’istituzione di alcuni Lager per i prigionieri di guerra sovietici e di altre nazionalità, sia in città che a St. Johann (Markt Pongau) e un anno più tardi il dirigente nazista Scheel fa costruire un rifugio antiaereo nella montagna cittadina.

11 agosto 1945: prima edizione del Festival di Salisburgo del dopoguerra. Il 26 settembre conferenza dei Länder austriaci, Salisburgo è il primo Land a volere la ricostituzione della Repubblica Austriaca e per il riconoscimento del governo di Renner a Vienna. Salisburgo e l’Alta Austria costituiscono la zona d’occupazione americana in Austria, la sede del comando è nella città. Nelle prime settimane molti edifici vengono abbattuti dalle truppe d’occupazione, che esercitano il controllo totale, ma presto si passa a una cooperazione con i governanti locali. Esclusi episodi sporadici, la convivenza fra la popolazione e le truppe americane non presenta attriti di sorta. Importanti aiuti finanziari (piano Marshall), ma anche le spese personali degli occupanti portano ad una rapida ripresa economica, e danno a Salisburgo il nomignolo “Occidente Dorato”, usato soprattutto nell’Austria orientale.

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